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La black list del bio: scegli la cosmesi che ti vuole bene

  Immagine generata da Gemini "Black list? Sembra un titolo da film d'azione, ma in realtà parliamo di cosmesi... quella che ti vuole bene!" Ingredienti da evitare nei cosmetici: la black list del bio. Scegliere cosmetici bio significa prendersi cura della propria pelle in modo naturale e responsabile, evitando ingredienti potenzialmente dannosi per la salute e l'ambiente. Ma come orientarsi nella giungla degli INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients)? Ecco una "black list" degli ingredienti da evitare nei cosmetici tradizionali, con le alternative bio da preferire: 1. Petrolati e siliconi: Cosa sono: Derivati del petrolio, creano un film occlusivo sulla pelle che impedisce la traspirazione e può causare irritazioni, allergie e acne. I siliconi, invece, sono polimeri sintetici che danno una sensazione di morbidezza artificiale, ma soffocano la pelle e inquinano l'ambiente. Dove si trovano: Creme, lozioni, fondotinta, shampoo, balsam...

Cenni di Etnobotanica

È una scienza olistica e transdisciplinare (approccio scientifico ed intellettuale che punta alla massima comprensione della complessità del mondo presente), al confine tra antropologia culturale e botanica, che si occupa dell'uso e della percezione delle specie vegetali all'interno di una o più società umane. 

Di seguito, l'etnobotanica si lega alla situazione geopolitica e culturale di oggi, rilevandone vicende storiche, usanze, costumi e forme linguistiche spesso importanti per ricostruire la loro origine e provenienza. L'etnobotanica intreccia spesso relazioni con altre due scienze (inter e trans) disciplinari (etnoscienze), l'etnobiologia e soprattutto l'etnomicologia, l'etnozoologia, l'etnopedologia, l'etnoclimatologia, l'etnofarmacologia e l'etnomedicina. Poi c'è anche l'agroecologia, l'ecologia umana e gli studi sulla diversità bio-culturale insieme all'etnolinguistica. Etnobotanica è un termine inglese (ethnobotany), interpretato ha definire la disciplina come una scienza, nacque alla fine del XIX secolo, nel 1895, e fu impresso da John W. Hashberger, botanico tassonomista statunitense dell'Università della Pennsylvania. Egli utilizza il termine, per la prima volta, per definire "lo studio dell'utilizzo delle piante nelle società primitive".

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